A Treviso: FUORI DALL’EMERGENZA!

La federazione provinciale di Sinistra Ecologia Libertà – Treviso invita gli amministratori, le associazioni e la popolazione ad una tavola rotonda il giorno 20 luglio 2015 alle ore 20:45, presso la sede CGIL di via Dandolo. All’incontro parteciperanno, tra gli altri, l’assessore all’immigrazione del comune di Treviso Anna Caterina Cabino, il presidente del Consorzio Italiano Solidarietà Gianfranco Schiavone, il deputato SEL e segretario della commissione di inchiesta sul sistema di accoglienza Erasmo Palazzotto, e le associazioni Amnesty International, Coordinamento Cittadinanza attiva della Marca,  Emergency, Circolo HILAL, I care, Rete di cittadinanza solidale di Vittorio Veneto e il dipartimento immigrazione CGIL. Lo scopo dell’incontro è creare una rete che condivida esperienze, proposte e informazioni per sviluppare un progetto ragionato ed efficace che  garantisca non solo la sicurezza cittadina, concetto ormai abusato, ma soprattutto i diritti fondamentali dell’essere umano, che scappi dalla guerra o dalla povertà. Conoscere permette di non avere più paura, e non avere paura permette di ragionare, collaborare e accogliere.

locandina immigrazione

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Ulteriori precisazioni-Centro commerciale a Parè

Il centro commerciale sulla bretella di Parè non è la sorpresa dell’ultima ora, ma parte di un’opera in corso che denunciamo da anni: del 2012 è la campagna che abbiamo indetto contro di esso e sempre del 2012 è la nostra interrogazione in provincia. Tutto è una scelta precisa dell’Amministrazione Comunale di Conegliano che sapeva benissimo di costruire: in un’area agricola, in deroga a tutti i piani urbanistici in accordo con la Regione, eliminando l’unico spazio verde che separava Conegliano da Susegana.

All’epoca la scelta fu venduta come necessaria per consentire la realizzazione della bretella di Parè, a fronte di un minacciato ricorso  con richieste milionarie di risarcimento da parte dei privati proprietari dei terreni. Niente di nuovo, perché è lo stesso meccanismo, grosso modo, verificatosi anche per l’ex Istituto Agrario di Colle Umberto, dove lo stesso privato minacciava richieste di risarcimenti milionari.

In entrambi i casi non viene rispettato il punto del piano urbanistico provinciale (PTCP) che impone di realizzare le grandi strutture commerciali su aree già cementificate. Nel caso di Colle Umberto si fece ricorso ad una procedura straordinaria, grazie all’accordo con Regione, Provincia e comuni interessati per derogare. Nel caso del parco commerciale di Parè tutto è stato facile, perché Conegliano non aveva un proprio PAT (Piano di Assetto del Territorio), quindi c’era a difendere i cittadini solo il Piano Regolatore Generale in vigore, regolato dalla legge precedente, al quale non sono applicabili le prescrizioni del piano provinciale.

Hanno vinto gli accordi per creare strade inutili e un modello di sviluppo che crea grandi strutture di vendita fuori dai centri abitati. Un modello che cementifica, svuota i centri storici  facendo fallire i piccoli negozianti e spingendo la gente fuori città, cosa che porta a realizzare ancora nuove strade e nuovo consumo di suolo, in un vortice assurdo di sviluppo insostenibile, sia da un punto di vista ambientale che sociale.

Teniamo conto anche di questo quando alle prossime elezioni regionali potremmo scegliere un modello di sviluppo più sano e più giusto.

Luca de Marco, coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia Libertà

Deborah Marcon, coordinatrice del circolo Sinistra Ecologia Libertà di Conegliano

Conegliano Veneto, il 17 maggio 2015

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Ancora tu, centro commerciale

La tribuna oggi ci offre un articolo molto ottimista, che essenzialmente rassicura il Conè sul fatto che non subirà la concorrenza del nuovo agglomerato commerciale che “è spuntato” sulla bretella di Parè. Perché è piccolo. Peccato che si sapeva da tempo che lo avrebbero costruito e che, come dice l’articolo stesso, avrebbe messo in ginocchio quello che rimaneva del piccolo commercio locale.

Già nel 2012 Sinistra Ecologia Libertà aveva preso posizione contro le operazioni che si stavano facendo attorno alla bretella di Parè (https://selconegliano.wordpress.com/2012/03/02/le-osservazioni-di-sel-contro-il-nuovo-centro-commerciale-sulla-bretella-di-pare/) e aveva indetto una campagna contro la costruzione del centro commerciale (https://selconegliano.wordpress.com/2012/05/04/no-al-centro-commerciale-a-pare/) che ha spinto fino al punto di presentare un’interrogazione in provincia al riguardo (https://selconegliano.wordpress.com/2012/03/17/interrogazione-in-provincia-su-nuovo-centro-commerciale-a-pare/), con però scarsi risultati (https://selconegliano.wordpress.com/2012/03/21/bretella-di-pare-eo-centro-commerciale/).

Continiuamo a dire ora quello che dicevamo all’epoca: è un’opera inutile e dannosa, che distrugge quello che già c’è sia in fatto di commercio sia in fatto di verde pubblico.

Questo perché si cementifica per costruire sempre nuove attività commerciali a fronte di un bacino di utenti che non solo non aumenta, ma diminuisce. Questo perché a nessuno importa se i centri storici si svuotano e se alla fine anche ai turisti poco importerà delle bellezze artistiche che Conegliano potrebbe offrire.

Invece di valorizzare quello che abbiamo riempiamo il centro qualche volta l’anno quando ci si sente in colpa e si lascia la città al degrado e allo svuotamento per il resto dell’anno.

Deborah Marcon -per il Circolo Sinistra Ecologia Libertà di Conegliano e Opitergino

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Comunicato stampa – Sul 25 aprile e Il sindaco Szumski

Le provocazioni del sindaco di Santa Lucia di Piave meritano una presa di posizione netta e decisa da parte di tutti, per questo Sinistra Ecologia Libertà, assieme a PD, CGIL e a tutte le forze democratiche, aderisce convintamente alla manifestazione di protesta promossa dall’ANPI per la mattina del 25 aprile, giorno della Liberazione e Festa Nazionale.

Se oggi in Italia è possibile che vi sia libertà anche per persone come il sindaco di esprimersi liberamente, tutto ciò è grazie al nostro vivere in una Repubblica che la Costituzione definisce libera. Non riconoscere la festività del 25 aprile non è solo non riconoscere l’Italia in quanto libera, ma anche non riconoscere ai nostri avi le angherie e le perdite che hanno subito, non riconoscere loro la fame che li attanagliava, non riconoscere loro il coraggio che hanno avuto nell’affrontare la morte per ridare alle nostre generazioni una speranza.

Indipendentemente dalle valutazioni sul Governo nazionale, indipendentemente dall’appartenenza o dalla non appartenenza politica di ognuno di noi, il valore di quel passato va riconosciuto, perché la Resistenza e la spinta ad essere liberi già all’epoca era di tutti, il desiderio di essere liberi non aveva, e non ha, né colore né genere. Il 25 aprile è di tutti e per tutti, come lo è la libertà e come lo è l’Italia.

Per questa ragione cogliamo l’occasione per invitare la cittadinanza tutta a partecipare alle celebrazioni di questo desiderio di libertà, pubbliche o private che siano, ad aprirsi agli anziani che hanno vissuto quel periodo storico con la speranza di imparare a tenere viva quella voglia di autodeterminazione che deve guidare le nostre scelte, e a non rinchiudersi in sterili supermercati e centri commerciali come se si trattasse di una “domenica aperta” qualsiasi.

Circolo Sinistra Ecologia Libertà di Conegliano e Opitergino

Conegliano, 22 aprile 2015

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Europa e Italia. Un diverso sviluppo economico è possibile

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Sinistra Ecologia Libertà, circolo di Conegliano, organizza per sabato 14 Marzo l’incontro pubblico “Europa e Italia. Un diverso sviluppo economico è possibile”. Relatori per l’evento saranno Giulio Marcon, deputato SEL, e Gianluigi Salvador, membro del Movimento per la Decrescita Felice.

Giulio Marcon è membro della Commissione Bilancio della Camera, da anni attivo nel mondo del volontariato e del pacifismo, è stato tra i promotori della campagna Sbilanciamoci!, che riunisce decine di associazioni del terzo settore e che ha proposto progetti alternativi su cui poter investire le risorse pubbliche, sia per quanto riguarda l’economia italiana attraverso il progetto “Sbilanciamo l’Italia”, sia per quanto riguarda quella europea attraverso il progetto “Sbilanciamo l’Europa”. Da anni la campagna Sbilanciamoci! produce una “controfinanziaria” per dimostrare come sia possibile praticare in concreto un’altra strada.

Gianluigi Salvador è esperto di riconversione ecologica e uno dei membri fondatori a livello nazionale del Movimento per la Decrescita Felice, che propone soluzioni alternative a quelle proposte dai modelli del consumismo anche partendo dalle singole scelte personali, volgendo una particolare attenzione al riuso degli oggetti a nostra disposizione ed evitando un consumo incontrollato delle risorse naturali dei nostri territori.

Nel corso dell’incontro i relatori offriranno una panoramica di come effettivamente sia possibile investire tempo e denaro pubblico su un tipo di economia non solo più giusta ed equa, ma anche più sostenibile, sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista sociale. È infatti indubbio che i dati che ci arrivano sia per quanto riguarda la nostra società italiana sia per quanto riguarda l’ecologia non siano rassicuranti.

Nonostante una crisi economica internazionale che ha portato sul lastrico un paese intero come la Grecia e ha impoverito anche in Italia milioni di persone, molti riescono ad aumentare la propria ricchezza beneficiando della debolezza circostante. Secondo i dati OCSE, infatti, se tra il 2008 e il 2011 in Italia le famiglie della classe media e bassa hanno perso in media l’1,5% di reddito l’anno, non così è stato per le fasce più ricche, costringendo l’organizzazione stessa a lanciare l’allarme e richiedere una retribuzione della ricchezza. A livello politico, l’obbligo autoimposto del pareggio di bilancio ed il relativo Patto di Stabilità non fanno che aggravare la situazione, spingendo governi impauriti ed inesperti verso riforme che non tengono conto dell’attuale situazione in cui versa il paese, investimenti volti a favorire solo i soliti pochi, bonus propagandistici immediati preferiti a provvedimenti di rafforzamento della struttura economica e sociale, servilismo nei confronti di finanza, Confindustria e speculazione. La dimostrazione del fallimento di questo modello di sviluppo ha la sua controparte anche dal punto di vista ecologico; infatti, secondo i dati del Global Footprint Network, l’“Overshoot day”, ovvero il giorno dell’anno nel quale si esauriscono le risorse rinnovabili autoprodotte dal pianeta e si comincia ad inquinare e depauperare per sempre le risorse naturali, nel 2014 è caduto il 20 agosto, dimostrando un ulteriore aggravamento del nostro “debito ecologico” nei confronti del nostro pianeta.

Mai come ora è necessario volgere lo sguardo verso un altro tipo di sviluppo economico, che riesca a controbilanciare gli effetti negativi della crisi e a sfruttare il grido di dolore della collettività e del pianeta come l’occasione a lungo attesa per risanare l’economia, creare nuovi posti di lavoro e consentire una migliore giustizia sociale che offra a tutti le stesse possibilità.

La cittadinanza è invitata a partecipare

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Jobs Act-Tra lavoro diritti e precarietà

Resoconto dell’incontro con Giorgio Airaudo e Giacomo Vendrame

JOBS ACT – Tra lavoro diritti e precarietà

Venerdì 20 febbraio sono stati ospiti della federazione trevigiana di Sinistra Ecologia Libertà Giorgio Airaudo, deputato SEL in commissione Lavoro, e Giacomo Vendrame, segretario provinciale della CGIL di Treviso. Come teatro dell’incontro è stato scelto l’auditorium del sindacato in via Dandolo.

Coordinatore della serata è stato Luca De Marco, coordinatore provinciale di SEL, a cui è spettata una prima introduzione riassuntiva sull’argomento in questione, ovvero sul Jobs Act targato governo Renzi.

Introduzione

Proprio poche ore prima dell’incontro c’era stata l’approvazione dei primi provvedimenti attuativi dell’imponente legge delega sul lavoro denominata Jobs Act. Il segretario De Marco ha ricordato come il nome Jobs Act in origine dovesse ricordare l’insieme dei provvedimenti attuati da Obama in America, provvedimenti al cui centro c’erano non solo le start up, ma anche un’ampia gamma di investimenti destinati a creare lavoro.

Di tutto ciò non si occupa la versione italiana, che invece non fa che proseguire le politiche di austerità, dimostrate deleterie e controproducenti già da tempo, e l’umiliazione del lavoro dipendente, pubblico e non. Il progetto portato avanti è mortificare ulteriormente un paese già allo stremo e fin troppo flessibile nelle politiche del lavoro, il tutto a favore di una fantomatica ‘crescita’ che dovrebbe arrivare per input divino. Tutte queste riforme seguono la scia della politiche di destra proposte negli ultimi anni, come provano le motivazioni delle proteste del 2002 contro il tentativo di abolizione dell’articolo 18 a cui partecipò anche il PD, ma ora riuscito proprio grazie al segretario di questo partito, con buona pace dei diritti dei lavoratori.

L’approvazione dei primi provvedimenti, da punto di vista politico, segna una definitiva rottura con il riferimento sociale originario di buona parte della maggioranza, eletta con una coalizione di centro sinistra che vedeva come riferimento i lavoratori e le classi più deboli, non di certo la finanza e confindustria.

Al riferimento sociale originario, SEL ha cercato di dare espressione recentemente con la kermesse Human Factor che aveva come obiettivo proprio sfidare il renzismo con dei programmi e dei ragionamenti rinnovati e portati da tutte le esperienze che si riconoscono nel termine sinistra.

Giorgio Airaudo-Le riforme del lavoro in Parlamento

All’onorevole Airaudo è spettato parlare di come è stata gestita la riforma del lavoro dal punto di vista parlamentare. Infatti al momento sono stati licenziati solo i primi due provvedimenti a dispetto di una legge delega così ampia da risultare incostituzionale non solo dal punto di vista italiano, ma persino secondo le norme europee.

L’intera operazione per far approvare il Jobs Act è stata fin dall’inizio intrisa, come del resto è successo per buona parte delle altre riforme portate avanti dal governo Renzi, di un forte simbolismo agonistico causato dalla smania del fare. Un fare che ha portato ad approvare una legge che aveva le sue basi pregresse in un progetto di parecchi anni più vecchio, quello di Garibaldi e Boeri, ma esasperando i concetti espressi dagli esperti nel peggiore dei modi e di fatto eliminando le tutele e le garanzie proposte dai due economisti per riequilibrare parzialmente la situazione che si veniva a creare.

Unica cosa positiva del Jobs act al momento è la cancellazione dei co.co.co e dei co.co.pro, o meglio la non legalità di riproporne di nuovi, perché in realtà per coloro che sono già stati assunti con queste modalità non è presentata via d’uscita prima del termine o rimodilazione del contratto già esistente.

I licenziamenti collettivi non erano inclusi nella delega

Per il resto, i due provvedimenti intervengono anche sulla legge del 23/07/1991 n. 223, quella che parla dei licenziamenti collettivi, permettendo di equipararli ai singoli. Unico risultato positivo da questo punto di vista è stato il far scendere finalmente in campo anche la CISL.

Per quanto riguarda i licenziamenti collettivi, infatti, la questione è molto diversa rispetto alla situazione in cui ci si è venuti a trovare per gli altri punti della riforma. Se il Parlamento ha concesso un eccesso di delega su quasi tutto il campo della riforma del lavoro, di licenziamenti collettivi non se ne è mai parlato. Quindi, a conti fatti, il governo si è permesso di legiferare su un campo che ancora spetta al Parlamento.

Come se ciò non bastasse, le commissioni parlamentari hanno espresso parere contrario riguardo alla norma, per giunta spaccando la maggioranza, ma il Governo ha ritenuto che le commissioni avessero solo funzione consultoria e ha inserito i licenziamenti collettivi ugualmente ignorando il parere delle commissioni.

Quindi, riassumendo, sui licenziamenti collettivi il Governo ha esautorato il Parlamento, sia della sua funzione di organo legiferante sia della sua funzione di controllo e ratifica delle leggi emesse.

Conseguenze

Che in tutto questo pandemonio politico non si parli di Grecia e di debito è importante e significativo. Infatti, il punto cardine del Jobs Act e delle stolte politiche della Troika è svalutare il lavoro perché non si vuole svalutare la moneta.

Infatti, pur avendo eliminato i co.co.co e i co.co.pro, si è lasciata la possibilità di avere contratti precari di 36 mesi per cui sono consentiti ben 5 rinnovi. Il significato tecnico è che si concede alle aziende una lunga prova del lavoratore, una lunga prova inutile. Sono rimasti inoltre i pagamenti con i voucher, e i quasi tutti i contratti a tempo determinato. Tutto questo prova che alle tutele crescenti non ci credono nemmeno loro.

 Infatti, posto che anche dopo anni di anzianità il lavoratore non raggiungerà mai l’articolo 18 a livello di tutele, alle aziende, senza controlli e senza colpo ferire, vengono dati 8.000 euro all’anno di sgravi per i primi 3anni. Al termine dei 3 anni, se licenzio il lavoratore, poiché non spetta l’obbligo di riassunzione neanche per ingiusta causa ma solo un risarcimento in denaro, l’imprenditore alla fine arriverà comunque a pagare meno dei 24.000 euro che non ha pagato negli anni precedenti.

Se al momento si certifica un minimo aumento delle assunzioni, non è l’aver privato il lavoratore dei diritti che ne è la causa, ma i 24.000 euro di incentivi. Sono questi che fanno assumere, come dimostrano i nuovi contratti, difficilmente c’entra la facilità di licenziamento.

Senza contare che “contatto indeterminato a tutele crescenti” è un falso di significato in quanto non è detto che venga concepito come vero indeterminato e non ci sono che briciole di tutele che si acquisiscono solo dopo parecchi anni.

Non è concepibile come vero indeterminato non solo per la non possibilità di reintegro, ma anche perché in caso di licenziamento l’onere per dimostrare che questo è avvenuto senza giusta causa stetta interamente al lavoratore. È come se si tornasse indietro nel tempo in cui erano possibili i licenziamenti detti “ad nutum”, cioè con un segno. Non importa se il datore di lavoro ha torto, comunque può licenziare quando e come vuole, mentre al lavoratore spetterà valutare se davvero ha i soldi per poter fare ricorso, con il solo obiettivo di ricevere al massimo qualche euro in più che non gli garantiranno la sussistenza finchè sarà disoccupato vista al crisi del momento.

Per quanto riguarda le tutele, alle categorie più deboli è stata concessa un po’di maternità e qualche briciola di altri diritti, ma neanche tanto, in quanto in minime parti erano già stati previsti dalla vituperata riforma Fornero, i cosiddetti ammortizzatori targati NASPI, che ora sono stati estesi anche al CATUC (Contratto A Tutele Crescenti)

Conseguenze meno visibili comprendono anche i sindacati, in quanto nei luoghi di lavoro sarà molto più difficile iscriversi al sindacato, offendo quindi una generalizzata estensione del modello FIAT (dove a Pomigliano FIOM è stata esclusa dalle votazioni per le RSA in quanto non firmataria del contratto proposto ndr). Se ti puoi teoricamente iscrivere anche ad un sindacato non gradito, non lo farai di certo in fabbrica, ma fuori e sperando che non lo sappia il datore di lavoro, tutto ciò rendendo ancora più difficili i rapporti sindacali.

 Situazione Europea

Tutto ciò mostra grande coerenza sul versante europeo, dove stanno litigando Tsipras e Merkel non sul debito, ma sui diritti del lavoro, gli stessi che il governo Renzi qui si sta diligentemente apprestando a smantellare come ordinato dalla Troika. Poiché in Grecia la situazione è disperata, è ovvio che questa si sia giocata tutte le carte a propria disposizione. Con Russia non è altro che un attento gioco geopolitico, che mostra quanto la battaglia sia al momento serrata.

Sinistra Ecologia Libertà in Parlamento

Alla camera, il gruppo parlamentare di SEL si è impegnato sulla norma d’azienda per la deroga dei contratti, si è riusciti ad incardinare il Green New Deal, che dovrebbe creare un vero e proprio nuovo mercato nel lavoro basandosi su ben altre richieste dell’Europa, si sono messe toppe o si è cercato di farlo dove possibile, ci si è messi d’impegno per tener aperte le discussioni sugli argomenti più importanti e che avrebbero portato maggiori danni alle persone, ma non sempre ci si è riusciti.

Una delle ultime battaglie contro il governo è quella che comporta l’eliminazione della cassa integrazione per fallimento, che dovrebbe“togliere dalle spese”dell’impenditore gli operai nel momento in cui svendi un’azienda, che fino ad oggi veniva rilevata con tutti gli operai. Il nuovo padrone doveva pagare anche un tanto (simbolico) per operaio e garantirne l’occupazione. A farsi carico della ricollocazione, su modello tedesco, dovrebbero farsi carico i centri per l’impiego. A costo zero. Cioè, secondo il governo i 9.000 precari impiegati nei centri per l’impego, in un periodo di massima crisi, dovrebbero trovare lavoro in tempi ragionevoli a tutti gli esuberi dei fallimenti e delle cessioni di attività. Senza contare che in Germania per lo stesso scopo e con meno crisi gli addetti sono 110.000.

Dal nostro Airaudo è stato fatto notare che se fosse stata in vigore questa norma all’epoca la loro amata FIAT non si sarebbe comprata la Bertone, in quanto all’zienda torinese interessavano i lavoratori e la loro esperienza. Senza il sistema della cassa integraz sarebbero dispersi e per FIAT sarebbe stato difficile recuperarli. La risposta dell’ex-sotto segretario durante il governo Letta, dopo una lunga telefonata con Confindustria, è stata che per quanto la precisazione fosse di buon senso, loro dovevano mantenere la teoria alla base della riforma, e comunque secondo Confindustria era più facile vendere le fabbriche così. Cioè, secondo Confindustria, molte delle aziende che rispondono a loro ora vogliono vendere e facilmente.

Reazioni a sinistra e tesi del professor Gallino

A controbilanciare questa marea di riforme illogiche, deleterie e incostituzionali, si sta cercando da vari livelli a reagire. Una legge di iniziativa popolare è stata proposta dalla CGIL e un referendum abrogativo. Quest’ultimo puntroppo sarà principalmente buono per prendere tempo, perché gli italiani probabilmente se ne accorgeranno solo quando gli arriverà addosso, esattamente come era successo con la riforma Fonero. Purtroppo non si può aspettare che vada in peggio.

Secondo Airaudo le possibilità per una risalita ci possono ancora essere, ma offre anche un’altra opinione, quella di Luciano Gallino con cui SEL ha costruito la sua proposta di Green New Deal.

Secondo il professore, i consumi al momento sono calati di 59 punti in termini di crescita, e ora persino una fantomatica ripresa dell’1 pare difficile, senza contare che ora le sutuazioni si fanno di anno in anno diverse.

Man mano che si andrà avanti con l’evoluzione tecnologica infatti, se prima per fare una macchina erano necessarie 8 ore di lavoro, ora ce ne vogliono solo 5 e meno manodopera grazie all’introduzione delle applicazioni informatiche.

Aggiungendo a questo una riduzione del reddito e della sicurezza dei lavoratori, in questo modo il capitalismo sega il ramo stesso su cui è costriito: chi produce non può comperare.

Tutto ciò va bene solo per chi esporta, sfruttando il combinato disposto, ma i consumi interni e la capacità per l’italiano medio di spendere rimarrà invariata, potrà solo andare peggio. Non solo, secondo Gallino, non torneremo alla situazione di prima, ma verranno ad aggiungersi anche altri problemi. Non basta più nemmeno spostare la fabbrica in Romania, perché i prodotti in Italia non te li compra nessuno.

Renzi va forte perché la gente vuole speranza, conclude l’onorevole Airaudo, ma con la sola speranza non si cambia la realtà e prima o poi si vedranno i fatti. Bisognerà per quel giorno costruire altemative, anche politiche. In Italia ci sono molte macerie e vigliaccheria, ma si può fare. Se governi prendono le parti dei più forti, siamo tornati agli anni ‘50 ed è questo ciò che sta accadendo. Infatti danno a Squinzi persino più cose di quelle chr hanno chiesto.

A livello politico sono cambiate molte cose in questi due anni, l’obiettivo deve essere andare contro il renzismo, stare con il mondo del lavoro opponendosi alla via speculativa. Bisogna ricostruire il rapporto di forza per non far vincere il racconto e Twitter. Nel momento in cui togliamo il co.co.pro e l’art 18 è finita un’epoca.

Giacomo Vendrame – Il rapporto tra Governo e CGIL

Sulla stessa linea si pone Giacomo Vendrame, che offre un punto di vista sull’argomento più legato al territorio. Nemmeno lui lesina critiche al Governo, riprendendo ed approfondendo proprio il fattore “racconto” tipico di Renzi, che infatti fa leva sulla propria capacità comunicativa e usa i dati che ha per rassicurare anche quando in realtà sta parlando delle peggiori nefandezze.

Rassicura, ad esempio, dicendo di aver tolto le differenze nel mondo del lavoro, ma non entrando nei dettagli del come e in che modo ha omologato i lavoratori, non spiegando che è stato un gioco al ribasso e che le condizioni misere di certe categorie di lavoratori vengono ora estese anche agli altri. I discorsi servono a disinnescare la paura, non a dire quello che fa.

Per quanto riguarda la CGIL, a livello nazionale ci si ripropone di non fare lo stesso errore fatto in occasione della legge 30 (legge biagi) e di studiare il documento che verrà approvato attentamente. Il sindacato infatti deve essere certo di poter tutelare tutti e contrattare. Come la CGIL riuscirà a farlo dipenderà dal contingente, contingente che al momento non vede il Veneto in buone acque..

Tutele del lavoratore

I problemi del sindacato con le continue modifiche del governo, dipendono anche dalla necessità di scegliere come tutelare il lavoratore, in quanto in tutte le nuove varianti si presuppone sempre la capacità di prevedere per quanto tempo il lavoratore sarà disoccupato: NASPI, mobilità, ASBI per gli over 50 che però dura solo 6 mesi.

La priorità in questo frangente è essenzialmente cambiare la riforma Fornero, ma anche affrontare finalmente il problema della ricollocazione per i membri della categoria over 50.

In questo panorama, sarebbe stato prioritario persino il contratto a tutele crescenti se fosse servito per sopprimere l’enorme quantità di contratti precari, che invece non solo sono rimasti, ma hanno aggiunto anche un nuovo tipo di controatto fin troppo semplificato. Infatti, quando si modificano o creano nuovi contratti, bisogna considerare che il mercato del lavoro è liquido: blocchi con un paletto, passi dall’altra parte.

Bisogna mettere i paletti giusti al posto giusto e su questo lavorerà la CGIL anche se sarà difficile, specie con i contratti nazionali. L’obiettivo dev’essere unificare il mondo del lavoro, costruire un nuovo statuto, lavorare per modificare il sistema degli appalti, assicurando clausole sociali che tutelino i lavoratori durante il cambio di appalti. Proprio questo punto è stato troppo sottovalutato, anche dai sindacati, perché spesso si guarda solo all’azienda e non ai margini, aiutando a creare abissi tra chi lavora per le cooperative e chi è regolarmente assunto in fabbrica: lavorano nella stessa ditta ma sono divisi.

Il lavoro in Veneto

Dicembre, infatti, è stato un mese eccezionale come licenziamenti, nei mesi precedenti si prendevano in mano 300 licenziamenti in media, ma nel mese di dicembre si è saliti a ben 1085, e per un motivo ben preciso: molti hanno aspettato la scadenza della proroga che era stata garantita. Tutto questo in Veneto, dove c’è una forte vocazione all’export e quindi l’economia locale dovrebbe resistere

Molte colpe a livello locale vengono date anche al silenzio del governo regionale su temi importanti: Castelfranco è ora svuotata per quanto riguarda l’industria metalmeccanica, Motta di Livenza ha praticamente perduto il distretto industriale famoso per i mobili, categoria per cui il Veneto era tra i più importanti in Italia, la zona industriale di Susegana e il distretto di Montebelluna sono in sofferenza.

Pare che solo in questi ultimi giorni ci si stia ponendo il problema di come fare ad uscirne, ma arriva il tutto a 6 anni dalla crisi, una crisi che in Veneto non si era pronti a sostenere dal punto di vista culturale e a cui i veneti hanno risposto in molti casi con i suicidi, non solo di imprenditori, come dicono i giornali, ma anche di lavoratori dipendenti, che non sapevano come affrontare la nuova situazione. Invece di insegnare a chi perde il lavoro a leggere la nuova situazione e il nuovo mercato in cui ci si trova, ci sono formazioni, anche politiche come al Lega, che invece fomentano le paure.

In regione, Vendrame ha indicato come punto importante su cui è necessario lavorare quello della legalità, infatti Treviso, con le sue tante piccole aziende che nascono, vengono vendute e falliscono velocemente, è facile che si trasformi in una grande lavatrice, una macchina ripulitrice di denaro sporco così grande che non è possibile che possa sfuggire ad un uomo attento come Zaia. Senza contare che non si è mai pensato ad un piano sanità che pensi alle categorie deboli, come i pensionati o i disoccupati e la faccenda Mose è stata fatta passare in sordina.

Inoltre in Veneto si studia spesso in luoghi non idonei e non si presta dovuta attenzione al vero significato del rapporto scuola-azienda.

Il fattore conoscenza

Determinante risulta infatti il fattore conoscenza, senza si può solo fare di peggio. Ed è la conoscenza che al momento viene sottovalutata a tutti i livelli. Basta vedere gli stipendi dei ricercatori, per cui non c’è da stupirsi della loro fuga all’estero, laureati di alto livello che fanno altri tipi di lavoro perché le aziende non ne concepiscono il valore, che invece è essenziale sia nel campo dell’export sia per rinnovare le aziende ed i prodotti. Senza conoscenza non si cresce, anche perché per avere effettivamente un vero aumento degli occupati, non bastano le stime al +0,4%, bisogna come minimo arrivare ad un +2%.

Da qui in poi però il compito spetta alla politica, perché non è la CGIL che siede in parlamento. Per quanto sia facile attribuire colpa al sindacato e chiedere perché non ha fatto qualcosa nei vari momenti della nostra storia, ma la colpa non può essere solo sua. Spetta al Parlamento riprendere il proprio ruolo a dispetto della crescente esautorazione, perché se alla CGIL dovesse toccare ancora un eccesso di supplenza, sarebbe il modo più facile per garantirle l’accumulo di critica, mentre il sindacato deve continuare a svolgere il suo compito esternamente alla politica.

La crisi non la risolve la CGIL, conclude Vendrame, ma nemmeno le aziende come vuole il governo, perché se le aziende non sanno finalizzare i loro investimenti non si avrà mai una vera ripresa della crescita.

Conclusioni di Airaudo – Destino della sinistra e ruolo di SEL

L’onorevole Airaudo, a seguito delle domande poste in sala, ha precisato che per quanto riguarda i rapporti interni al centro-sinistra niente potrà più essere come prima, bisogna fare altro. Un segnale forte l’ha data al rottura tra Pd e CGIL, che non è tattica o su un singolo argomento, come Lama contro Berlinguer, non è una dialettica su un campo comune e condiviso, ma una lotta per mantenere la propria autonomia. O pensi che sia tutto momentaneo, o ha ragione Fulvio Colombo quando dice che Renzi viene da destra e vola a destra, ma nel frattempo ha dirottato il PD. Non è un caso che il massimo del suo consenso venga da destra.

Dopo lo strappo, la sinistra soffre, e in parte viene dirottata sula Movimento 5 Stelle e non va più a votare. Non basta sommare quello che c’è perché probabilmente tutte le forze esistenti sono inadeguate. Non esiste il Maradona di tumo, prima va creato il campo, poi arriverà il leader. Prima o poi anche le parti sociali dovranno darsi un riferimento politico, che difficilmente sarà qualcosa che esiste, visto che in commissione lavoro metà sono ex-sindacalisti ma non votano per i loro diritti.

Non si puo delegare alla CGIL e nemmeno a SEL. È positivo il dialogo con SEL della Camusso quando è venuta alla camera, ma è indubbio che fosse di cortesia, perché SEL è troppo piccolo, siamo troppo pochi per svolgere quel compito. Possiamo però ricucire e aiutare.

C’è stata una destrutturazione pesante, che diffonde l’idea che alcune parti sociali non servono. Negli uffici pubblici, nei luoghi di lavoro, negli incontri a palazzo chigi alcune parti sociali non vengono più chiamate. È vero che alcuni tavoli erano estenuanti, ma il confronto ci deve essere. SEL può riaggregare e praticare la buona politica, lavorando per qualcosa più grande.

L’Italia ha le sue particolarità e quelle bisogna sfruttare. Spagna e Grecia non avevano asociazioni di volontariato, e quella parte qui sta ancora lavorando e deve avvicinarsi da sola ad un modo di fare politica in cui riconoscersi. Tsipras cominciò dal 2% dopo una scissione, Podemos è nata fuori dalla politica stessa.

La classe media in Grecia è collassata, ma anche qui ci sono problemi gravi in piccoli settori localizzati. I 4 mesi di proroga per gli sfratti, infatti, non fermeranno gli sfratti di migliaia di persone di qui a pochi mesi. Per le pensioni è prevista al massimo un’altra proroga, perchè non hanno intenzione di mettere mano alla legge Fornero che garantisce almeno 90 miliardi di euro.

Nel Parlamento però ben pochi sono disposti a votare contro questi provvedimenti, infatti Fassina e Civati sono soli lì, non hanno truppe a dispetto dell’elettorato originario del PD.

In compenso l’informazione è faziosa e attenta più alle bagarre che ai contenuti. Dopo la presentazione del Green New Deal, l’onorevole Airaudo rivela di non aver avuto alcuna richiesta di interviste nonostante l’apporto importante che poteva dare all’occupaizone italiana, mentre non appena è accaduta al ressa tra SEL e PD gliene sono state richieste tantissime.

Tutto ciò che SEL e chi vuole ricostruire la sinistra può fare al momeno è solo stare dalla parte dei sistemi sociali, perchè una volta che il progetto buono sarà partito. gli altri arriveranno, anche in overbooking. Bisognerà vincere la figura del premier vincente che fa paura e deve andare avanti, perché finchè si va avanti veloce non si discute. L’unico punto del PD in cui si discute ancora è la sua aprte a sinistra, ma è essenzialmente basata sul fatto se il PD sia ancora recuperabile o no.

Per informazioni sul progetto di Garibaldi e Boeri vedi:

http://archivio.panorama.it/economia/Lavoro-Tito-Boeri-le-mie-idee-per-la-riforma-L-INTERVISTA

http://www.lavoce.info/archives/30121/quali-tutele-quanto-crescenti/

 Per informazion1 sulla legge Biagi

 http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Biagi

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GIORGIO AIRAUDO A TREVISO

Sinistra Ecologia Libertà Treviso

La controriforma  del lavoro del governo Renzi, chiamata Jobs act, rappresenta il più radicale cedimento alle politiche dell’austerità che pure a parole si dice di voler modificare. E  invece l’azione del governo porta avanti con decisione nei suoi elementi fondamentali: ridurre i diritti dei lavoratori, ridurre i salari e gli stipendi dei lavoratori, per aumentare la concorrenzialità delle esportazioni. Una politica del tutto fallimentare che aggrava e non risolve la crisi, aumenta la disuguaglianza sociale, riduce in povertà parte crescente della popolazione, destruttura il welfare colpendo i servizi pubblici, e che non funziona neppure economicamente, deprimendo la domanda interna e impedendo politiche di investimento pubblico. Una politica che ha bisogno, per vincere ogni resistenza, di modificare anche gli assetti istituzionali, eliminare le elezioni dove possibile (vedi province e Senato), e dare più potere al Governo e alla maggiore minoranza elettorale.

La scelta del governo è stata quella di provocare una…

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più diritti e più lavoro per tutti

Sinistra Ecologia Libertà Treviso

Pubblichiamo il resoconto dell’intervento alla Camera, il 25 novembre scorso, di Giorgio Airaudo per dichiarazione di voto finale sul Jobs Act:

“Signor Presidente, guardate, c’è una distanza enorme tra la discussione che stiamo svolgendo in quest’Aula sul lavoro, sui suoi diritti, sui suoi doveri, su come si contribuisce a costruire e a creare lavoro e su come si evita di distruggerlo. È il Paese reale, che è fuori da qui a difendere le fabbriche, a difendere i posti di lavoro, financo a difendere le compagnie aeree e il lavoro che esse danno; e il mio pensiero va tra i molti al comandante Mascia, che da 42 giorni è su una torre-faro di 35 metri, mentre noi parliamo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
Il Paese reale si unisce nelle piazze, e unisce i giovani precari. A proposito, vi siete dimenticati di dire, e avete perso per strada quella…

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Adelante con Nicola Fratoianni 2 ottobre

Giovedì sera si è svolta la prima giornata della festa SEL provinciale Adelante di Treviso a Mogliano Veneto, a conclusione della quale  è statonostro ospite Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale (segretario) del partito. Questo incontro è stata l’occasione per ribadire importanti appuntamenti politici, offrire una visione generale dei lavori parlamentari fino a questo momento, ma anche confrontarsi e permettere ai compagni di porre loro stessi questioni e richieste di chiarimenti sulla linea nazionale del partito.

Per quanto riguarda la situazione generale italiana, l’on. Fratoianni ha ritenuto importante evidenziare la portata della manifestazione del 4 ottobre “Fate il Lavoro, non fate la crisi” non solo come sostegno all’articolo 18, ma anche come momento di richiesta di un vero piano industriale per l’Italia e di un cambiamento di rotta generale.

Il nostro segretario ha portato come esempio proprio la Germania, dittatrice di politiche nei nostri confronti che solo in minima parte vengono recepite. In quel paese infatti, i piani industriali esistono, e si delineano mettendo attorno allo stesso tavolo non solo i dirigenti d’azienda, ma anche forze ambientalistesindacali e politiche, di maggioranza e opposizione. Tutto questo per indirizzare l’azienda verso produzioni sostenibili dalla città e dallo stato in cui si trovano e, soprattutto, secondo regole che limitino quanto più possibile l’inquinamento dell’area e lo sfruttamento della manodopera.

Invece di concentrarsi sul creare occasioni per favorire questi “fatti concreti” la politica italiana al momento è invece incentrata sul “dire di fare”. Infatti ogni giorno l’attenzione viene spostata su un nuovo argomento, c’è sempre qualcosa di nuovo che prende il sopravvento e non fa notare come in realtà non si fossero ancora tirate le conclusioni dell’argomento precedente.

Anche ciò che viene effettivamente “concretizzato”, inoltre, è nella realtà qualcosa di ben diverso dalle parole usate per descriverlo.

L’esempio portato dall’onorevole in questo campo è quello delle province, formalmente abolite, ma nella realtà ancora presenti con un altro nome e, paradossalmente, in alcuni caso con persino un numero maggiore di deleghe rispetto a prima. In questo caso, l’unico vero “fatto” al di là degli slogan è l’abolizione dell’elezione di chi va a rappresentarci a livello provinciale, elezione delegata ad assemblee di sindaci e consiglieri che provvederanno da sé a spartire le cariche. Sindaci e consiglieri che in alcuni comuni sono però costretti a tagliare il numero dei consigli comunali per “ragioni di spending review” e, facendo ciò, si tagliano fuori i loro stessi elettori dalla politica locale. Sindaci e consiglieri sempre meno autonomi nella gestione delle proprie risorse a causa delle “tasse” che sono costretti a pagare allo stato.

Questo però è un sistema che si ritrova sempre uguale anche in altri provvedimenti attuati dal Governo, in quanto all’atto pratico ciò che è avvenuto per le province lo vediamo riproposto anche per il Senato, senza dimenticare che, quanto rischia di essere messo in pratica in questo ampio campo di riforma, avrà conseguenze anche sull’elezione di cariche come i membri laici del CSM e la corte costituzionale.

A peggiorare il quadro c’è inoltre una legge elettorale come il porcellum 2, o come è stato nominato con un termine latino improprio l’“italicum”. Questa legge, che ha limiti di accesso altissimi, come non ne esistono in altre parti del mondo civile, e un premio di maggioranza abnorme, ha parenti prossimi solo in stati come Russia e Turchia, non propriamente famosi per le loro istituzioni democratiche.

Con un termine che rende bene l’idea, l’onorevole l’ha chiamata la soluzione dell’”Asso piglia tutto”, poiché, con una sola tranche elettoralela minoranza che prende il maggior numero di voti, anche se per poco, ha nelle sue mani un potere immenso, in grado di eleggere attorno a sé un corollario di cariche che copre tutti i nuclei di potere.

Per tutte queste ragioni, la manifestazione del 4 risulta ancora più importante, come lo diventa anche la manifestazione della FIOM-CGIL del 25 ottobre. Nonostante il decreto Poletti, il lavoro è rimasta infatti l’ultima sponda, l’ultimo campo a noi rimasto per costruire un fronte comune. Citando Maurizio Landini, ospite la settimana scorsa ad Adelante di SEL Milano, “Non chiudetevi in casa o domani sarete senza diritti e sarà troppo tardi

Per tutte queste ragioni SEL, come gruppo parlamentare, approfitterà alla camera della mancanza di regole come quelle che al Senato hanno permesso di by-passare 1000 emendamenti in un sol colpo, per continuare l’ostruzionismo contro la riforma costituzionale, forte dei propri 24 parlamentari che, per quanto siano un numero relativamente esiguo, sono più dei nostri 7 senatori, che soli hanno portato all’epoca ben 6000 emendamenti.

Ciò non implica né un taglio netto col Partito Democratico nè un’autocondanna al minoritarismo. Come ha avuto l’occasione di ribadire il nostro coordinatore nazionale, l’obiettivo è portare avanti le nostre riflessioni e le nostre prerogative, cioè mostrare e dimostrare quell’alterità che ci è propria e che può costituire ricchezza e attrattiva per la formazione di un’eventuale alleanza politica, ovviamente dove essa è possibile e con chi è disponibile.

Se SEL fosse succube del PD, è innegabile che non saremmo nè utili a loro nè tantomeno a noi stessi e alle idee che vogliamo portare avanti. Prova è infatti che al momento, se si andasse a votare domani a livello nazionale, le condizioni per un’alleanza PD-SEL non ci sarebbero.

L’obiettivo di SEL è e rimane il creare le condizioni per una nuova forza di sinistra che vada al di là dei frammentarismi e che effettivamente possa essere sentita degna di essere votata. Da questo obiettivo unico e fondante del nostro partito nascono non solo la stessa SEL e “Italia Bene Comune” con Bersani, ma anche l’adesione alla lista “Altra Europa” e il continuo dialogo con le forze disponibili ancora presenti all’interno di quel Partito-Nazione che mira ad diventare il PD.

Nessuno di questi progetti sarà mai il punto di arrivo, solo un punto intermedio o il punto di partenza per portare agli italiani un’alternativa votabile di sinistra che abbia vere e solide radici. Una sinistra che guarda all’esperienza di Podemos in Spagna e di Syriza in Grecia, pure essendo consci che in Italia la situazione è diversa, perché è anche diverso il modo in cui la Troika si sta facendo strada. In Grecia infatti il taglio è stato netto e la società è crollata in blocco creando situazioni insostenibili per quasi tutta la popolazione, in Italiainvece vige la regola del dividi et impera, togliendo un po’ alla volta denaro e servizi a categorie sempre diverse e in modo indiretto, impedendo non solo una formazione di coscienza comune del problema, ma la ribellione stessa del popolo in gruppo.

Impedire la ribellione “di massa” però, non implica che le tensioni non vengano percepite, semplicemente non si da loro uno sfogo, fomentando una guerra tra poveri. La guerra si concentra tra chi rischia di perdere i favori dell’articolo 18 e chi non ne è mai stato protetto, non fermandosi per ragionare sulle alternative, sulle uniche persone che possono guadagnare da una sua eliminazione ed essenzialmente sulle conseguenze che estendere il precariato comporta.

Ad esempio, se davvero l’articolo 18 protegge solo una minima parte dei lavoratori, perché è così tanto importante cancellarlo per convincere le aziende ad investire? Forse, perché non sono così pochi i lavoratori protetti da suddetto articolo. Forse, perché non è così dettaglio di poco conto come sembra.

A questa analisi, va sommata anche una considerazione di fatto: chi si prepara a difendere l’articolo 18, non è più la stessa moltitudine dei tempi in cui fu per la prima volta tirato in ballo da Berlusconi. All’epoca, si poteva contare un arcobaleno di presenze che andava da Mastella a Bertinotti, ora la FIOM e SEL rischiano davvero di trovarsi da soli.

Per questo il dialogo è e rimarrà aperto a tutti alla manifestazione del 4: per offrire un approdo, per creare alternative dialogando, per rimettere insieme le forze e creare qualcosa di più grande.

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Adelante Provinciale a Mogliano Veneto

Sabato 4 ottobre continuerà la festa provinciale di SEL a Mogliano Veneto!!

Tutti a mezzogiorno per il pranzo antifascista, anticipato dall’incontro a mezzogiorno con Umberto Lorenzoni, presidente provinciale dell’ANPI

Alle 17.00 si prosegue con la politica regionale: Roger de Menech, segretario regionale PD, e Dino Facchini, coordinatore regionale SEL, a confronto per capire cosa ci unisce  e cosa ci divide

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Alle 20.40 analisi sulla situazione sociale: la povertà nel nostro paese raccontata da Franco de Vincenzis, presidente di “Libera” e Vittorio Filippi, sociologo

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Alle 22.00 conclude il momento musicale con gli ATOM TANKS in concerto

Cucina e servizio bar funzioneranno per tutta la giornata… e non dimenticatevi l’angolo gufi e libri!!

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